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Il gene MTHFR regola uno dei processi biochimici più pervasivi dell’organismo.

Cos’è la metilazione e perché è fondamentale

La metilazione è una delle reazioni biochimiche più frequenti nel corpo umano: consiste nel trasferimento di un gruppo metile (–CH₃) a un’altra molecola — DNA, RNA, proteine, ormoni, neurotrasmettitori — modificandone l’attività senza alterarne la sequenza genetica. Si tratta, a tutti gli effetti, di un processo epigenetico: regola quando e quanto certi geni vengono espressi.

Ogni giorno il corpo umano compie oltre un miliardo di reazioni di metilazione. Tra i processi più critici che dipendono da essa troviamo: la sintesi di dopamina, serotonina e adrenalina; la disintossicazione epatica (fase II); la riparazione del DNA; la regolazione dell’omocisteina; la produzione di glutatione; la sintesi di mielina; e la modulazione immunitaria e infiammatoria.

La metilazione non è un meccanismo isolato: è il centro di controllo epigenetico dell’organismo. Alterazioni anche lievi del ciclo del metile si ripercuotono su sistemi apparentemente distanti: neurologico, cardiovascolare, immunologico, endocrino,  spiegando la natura multisistemica dei quadri clinici correlati.

Il ciclo del metile: i protagonisti

Il ciclo del metile è una rete biochimica in cui il folato (vitamina B9), la vitamina B12, la vitamina B6 e alcune molecole chiave come SAM (S-adenosilmetionina), SAH (S-adenosilomocisteina) e l’omocisteina si trasformano l’una nell’altra in un circuito continuo.

Il gene MTHFR: struttura e funzione

Il gene MTHFR (metilenetetraidrofolato reduttasi) codifica l’enzima omonimo, localizzato nel citoplasma delle cellule. Il suo compito specifico è catalizzare la riduzione del 5,10-metilenetetraidrofolato a 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF), l’unica forma di folato in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e ridonare il gruppo metile alla vitamina B12, consentendo la rigenerazione della metionina dall’omocisteina.

In altre parole: senza un MTHFR funzionante, il folato introdotto con la dieta o come integratore rimane in forme inutilizzabili, il ciclo del metile rallenta e l’omocisteina si accumula nel sangue.

Il gene MTHFR è localizzato sul cromosoma 1 (1p36.3) e conta oltre 60 varianti note, ma le due con maggiore rilevanza clinica sono il polimorfismo C677T e il polimorfismo A1298C.

L’MTHFR non è solo un interruttore on/off: la sua attività è modulata anche da altri fattori, carenza di riboflavina (B2, suo cofattore), stress ossidativo, ibernazione del gene per metilazione eccessiva del suo stesso promotore, e interazioni con altri polimorfismi del ciclo del folato (MTRR, MTR, CBS, DNMT). L’analisi isolata di MTHFR è dunque un punto di partenza, non un quadro completo.

Avere un polimorfismo MTHFR non equivale a una diagnosi. La genetica è predisposizione, non destino. L’espressione clinica dipende dall’interazione tra genotipo, alimentazione, microbiota intestinale, stato nutrizionale, stile di vita e carico di stress.

Effetti sulla salute: cosa può manifestarsi

Un ciclo del metile ipofunzionante — indipendentemente dalla causa — produce effetti a cascata su sistemi diversi. Ecco le principali aree di impatto, con le manifestazioni più frequentemente associate in letteratura:

Il ruolo dell’omocisteina come biomarcatore

L’omocisteina sierica è il marcatore biochimico più diretto dell’efficienza del ciclo del metile. Valori superiori a 10–12 μmol/L sono considerati borderline; oltre 15 μmol/L si parla di iperomocisteinemia conclamata, associata a un aumento significativo del rischio cardiovascolare, cognitivo e neurodegenerativo.

Tuttavia, l’omocisteina normale non esclude una disfunzione della metilazione: è possibile avere valori nella norma e un ciclo del metile ipofunzionante a livello cellulare. Per una valutazione completa si integrano i livelli di folato attivo (5-MTHF), vitamina B12 (preferibilmente in forma di olotranscobalamina), SAM/SAH (rapporto), e il profilo lipidico completo.

La connessione con la BH4 e i neurotrasmettitori

Il polimorfismo A1298C ha un impatto specifico sulla sintesi di tetraidrobiopterina (BH4), cofattore essenziale per la produzione di serotonina, dopamina, noradrenalina e ossido nitrico. Questo spiega perché i portatori di questa variante mostrino più frequentemente quadri depressivi, ansiosi, e difficoltà nella regolazione del ciclo dopaminergico — con potenziali implicazioni nei disturbi dell’umore, nell’ADHD e nelle dipendenze.

Il polimorfismo MTHFR aumenta il rischio di cancro?

Il rapporto è complesso e dipende dal contesto. In condizioni di adeguato apporto di folati, l’allele 677T sembra associato a una riduzione del rischio di alcuni tumori (es. leucemia linfoblastica acuta, tumori del colon). In carenza di folati, il rischio di instabilità genomica può invece aumentare. L’impatto oncologico di MTHFR non può essere valutato isolatamente: lo stato nutrizionale, l’assetto epigenetico e i cofattori ambientali sono determinanti fondamentali.

I polimorfismi MTHFR si ereditano? Come vengono trasmessi ai figli?

Sì, i polimorfismi MTHFR seguono la trasmissione mendeliana autosomica: ogni genitore trasmette uno dei suoi due alleli. Un figlio di due genitori eterozigoti CT/CT ha il 25% di probabilità di essere omozigote TT, il 50% di essere eterozigote CT, e il 25% di essere wild-type CC. È importante sapere che la trasmissione di un polimorfismo non determina automaticamente un quadro clinico: l’epigenetica e lo stile di vita rimangono fattori modificabili di primaria importanza.

Qual è la differenza tra ipometilazione e ipermetilazione?

L’ipometilazione,  stato in cui vengono trasferiti troppo pochi gruppi metile si associa a instabilità genomica, trascrizione aberrante di oncogeni, stati infiammatori e carenza di neurotrasmettitori. L’ipermetilazione — eccesso di metilazione , porta a silenziamento di geni soppressori tumorali, stati d’ansia e irritabilità. In clinica, entrambe le condizioni esistono e richiedono approcci differenti. La valutazione del rapporto SAM/SAH nel plasma è uno strumento utile per orientarsi.

MTHFR e gravidanza: quali rischi concreti?

In gravidanza l’efficienza del ciclo del metile è critica per la neurogenesi fetale, la formazione del tubo neurale (nelle prime 4–6 settimane dal concepimento) e la corretta placentazione. Le donne omozigoti TT/TT con scarso apporto di folati mostrano un rischio maggiore di difetti del tubo neurale nel neonato, aborti spontanei ricorrenti e preeclampsia. La supplementazione con metilfolato (non acido folico standard) in pre-concepimento e nel primo trimestre è raccomandata nelle linee guida internazionali per le portatrici di polimorfismi.

Dott.ssa A. Lorella De Mariani

Lo Studio di terapie complementari della dott.ssa Anna De Mariani biologa indirizzo biomedico specialista in Biochimica Clinica, ha lo scopo di accompagnare la Persona ad uno stato di salute globale basato sia sull’aspetto fisico-metabolico che psichico attraverso le più svariate conoscenze che vanno dalla biochimica alla nutrizione ortomolecolare, dalla biologia clinica alla medicina naturale alla nutrigenetica ed epigenetica con l’obiettivo di raggiungere uno stato di salute ottimale.